Tre incendi in due settimane. Due nello stesso sito di stoccaggio delle ecoballe di Taverna del Re, l’altro tra i rifiuti abbandonati nelle campagne di Casacelle. Fumo, puzza, finestre chiuse, scuole serrate per precauzione, prodotti agricoli che non possono essere raccolti nel raggio di 500 metri dall’ultimo rogo. Giugliano si ritrova a fare i conti con una nuova, pesantissima emergenza ambientale.
L’incendio di lunedì oltre a scatenare la rabbia dei cittadini ha anche allarmato le istituzioni. L’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro: «È necessario che vengano chiarite le cause del nuovo incendio e che tutti gli accertamenti ambientali proseguano con la massima attenzione. Mi recherò a Taverna del Re per un confronto con amministrazioni locali, cittadini ed enti per individuare le risposte più efficaci».
Allarme a Taverna del Re: ecoballe tra fuoco e fumo, secondo rogo in 15 giorni
La denuncia
Il sindaco Diego D’Alterio ha definito «gravissimi» i due episodi così ravvicinati e ha chiesto alla «Procura di accertare con il massimo rigore cause e responsabilità». In attesa dei risultati dei monitoraggi dell’Arpac sulla qualità dell’aria, il primo cittadino ha firmato un’ordinanza che vieta la raccolta e il consumo dei prodotti agricoli entro 500 metri dal sito interessato dall’incendio. L’ultimo allarme è scattato lunedì pomeriggio a Taverna del Re. Per la seconda volta in appena quindici giorni le fiamme hanno interessato le ecoballe accumulate nel sito al confine con Villa Literno. Il precedente incendio era divampato il 6 settembre. Stessa modalità.
Nei giorni successivi l’Arpac aveva rilevato concentrazioni di diossine oltre i valori di riferimento. Poi, a distanza di appena due settimane, un nuovo incendio e una nuova colonna di fumo sullo stesso territorio. Anche stavolta l’Agenzia regionale per l’Ambiente ha attivato il monitoraggio dell’aria. Questa volta le fiamme hanno interessato un’altra piazzola, apparentemente non coinvolta nelle operazioni di rimozione in corso e situata, secondo le prime ricostruzioni, quasi di fronte a quella colpita dal precedente rogo. Ma adesso a pesare sono soprattutto gli interrogativi.
Dopo il primo incendio il sito era stato sottoposto a sequestro dalla Procura di Napoli Nord. Il secondo episodio, così ravvicinato, rende ancora più importante stabilire con precisione l’origine delle fiamme. La possibile matrice dolosa resta un’ipotesi investigativa che dovrà essere verificata dagli inquirenti.
Per oggi alle 19 gli attivisti hanno convocato un’assemblea in piazza Matteotti perché «la nostra salute non può aspettare. Sarà un momento di confronto sulle gravi problematiche ambientali del territorio». Perché quello di Taverna del Re non è un episodio isolato. Pochi giorni prima un altro vasto incendio aveva sconvolto Casacelle. In quel caso erano andati in fiamme rifiuti di diversa natura in un terreno e la presenza di più punti di innesco ha fatto emergere l’ipotesi di un’origine dolosa, da accertare. Il Comune aveva disposto anche la chiusura precauzionale per tre giorni delle scuole dell’area e successivamente interventi di sanificazione negli istituti coinvolti. Anche gli studenti del liceo Cartesio si erano mobilitati chiedendo garanzie sulla salubrità dell’aria.
La sequenza
Tre episodi diversi ma concentrati in pochissimo tempo nello stesso territorio, già segnato da decenni di sversamenti, incendi e ferite ambientali. Quest’anno, grazie agli interventi di rimozione del Commissario unico alle bonifiche Vadalà, i roghi di rifiuti hanno registrato una diminuzione, ma questi ultimi episodi hanno riacceso rabbia e preoccupazione. Gli incendi di Taverna del Re hanno fatto tornare d’attualità il tema della rimozione. Da alcuni anni è in corso il programma per liberare le piazzole, ma resta un milione di tonnellate di materiale da smaltire. © RIPRODUZIONE RISERVATA