Ristoranti in vendita a Venezia, l'allarme: «Rischio infiltrazioni di gruppi criminali»

​VENEZIA - Ristoranti nel cuore di Venezia ceduti a 2, 3 milioni di euro, con l’intervento del denaro della malavita. «Le cifre che girano sono enormi - avverte il commercialista veneziano, Michele Scibelli - E così stiamo dando in mano la città alla delinquenza. Bisogna fermare l’ingresso di capitali sporchi a Venezia. La mia proposta è di inserire un diritto di prelazione su questi locali che consenta al Comune di intervenire». Dopo lo sfogo del titolare della “Trattoria alla Madonna”, Lucio Rado, sulle difficoltà dei ristoranti tradizionali veneziani, rispetto a una concorrenza spesso straniera poco attenta alla qualità, il commercialista veneziano va oltre, delineando un quadro a tinte ancor più fosche. Rado aveva genericamente raccontato di albanesi e cinesi che si comprano tutte le attività, in un momento di crisi per la ristorazione più tradizionale e attenta. Scibelli non ne fa una questione di etnia, piuttosto di legalità e infiltrazioni criminali.

Il peso del nero

«Oggi uno di questi locali nel cuore di Venezia vale tra i 2 e i 3 milioni, solo di cessione - calcola -, poi ci sono gli affitti da 30, 40mila euro al mese. Sono grandi investimenti che attirano le organizzazioni criminali, spesso italiane, piuttosto che albanesi o cinesi». Il commercialista racconta di una «quota consistente di non dichiarato», che a questi «investitori occulti, che non compaiono certo nelle visure, frutta una sostanziosa percentuale». I gestori poi «sono altra cosa, se la passano malissimo, devono pagarsi la rata del mutuo, più la percentuale». Da professionista, Scibelli precisa che per «il denaro non dichiarato, il più delle volte, le parti si arrangiano tra loro. Ma come vadano le cose, lo sanno tutti». Già nei mesi scorsi il commercialista veneziano, che assiste molti stranieri, aveva polemizzato con il Comune per come è stata costruita la delibera anti-paccottiglia. In fase di rinnovo della norma, nel 2025, era riuscito ad aggirare il blocco, per alcuni suoi clienti stranieri che avevano così aperto i loro negozi. «La giunta Brugnaro e ora quella Venturini si sono concentrate sul decoro. Le intenzioni sono buone, le condivido. Ma la norma va corretta. Con le mie azioni, ne ho dimostrato le debolezze».

Soluzione prelazione

Soprattutto Scibelli - che alle ultime amministrative si era candidato con Più Europa - contesta all’amministrazione di essersi concentrata solo sui “pesci piccoli”, come appunto sono i negozi di paccottiglia dei bengalesi, piuttosto che sui grandi affari legati alla ristorazione. «Ora il mio appello è all’assessore Costalonga, a tutte le forze politiche, agli operatori. La prelazione che potrebbe essere applicata con una deroga regionale, come quella per l’anti-paccottiglia, può essere la soluzione. Tutto dovrebbe essere dichiarato e il Comune potrebbe intervenire per acquistare e poi mettere a bando».

Tessuto da ricostruire

Piccato il commento dell’assessore. «Mi verrebbe da dire “da che pulpito”. Evidentemente Scibelli lavora con queste persone e sa certe cose. Ma allora che vada a riferirle a chi di dovere». Polemica a parte, Costalonga ammette le difficoltà di lavorare in una città dove il «tessuto sociale, commerciale, culturale è stato distrutto dalla globalizzazione del turismo. Tutto è cominciato con le liberalizzazioni, iniziate con le leggi Bersani e tenute in piedi dall’Europa - ricostruisce l’assessore - Prime c’erano delle regole, le aziende erano tutelate. Molte delle difficoltà di oggi derivano da allora...». Costalonga rivendica quando fatto finora. «Sono state le nostre amministrazioni ad intervenire per porre rimedio. Prima con il blocco dei pubblici esercizi del 2018, poi con l’anti-paccottiglia del 2022 e 2025. Purtroppo riportare qualità è un processo lento, difficile. É più facile distruggere, che ricostruire. La liberalizzazione che doveva abbassare i prezzi, in realtà ha abbassato la qualità». Tra i programmi dell’assessore per i prossimi cinque anni, ci sarà un maggior lavoro con l’istituto alberghiero. «Per promuovere questi lavori e le tradizioni veneziane. La qualità, è vero, è un problema. Avevo pensato a un marchio. Ma chi giudica? Non le associazioni di categoria che vivono delle quote degli associati». Tema complesso. Intanto l’ultima giunta ha confermato il blocco dei plateatici, con l’esclusione dei negozi di vicinato. «Confermato anche il blocco dei pubblici esercizi - aggiunge l’assessore - Il danno è stato fatto, ma così cerchiamo di recuperare».