Stop nelle mense agli ortaggi locali entro due chilometri dall’Ecocentro di Lequile e cautela fino a tre chilometri. A quasi tre settimane dall’incendio del 29 agosto, mentre resta da definire con precisione dove siano ricaduti gli inquinanti trasportati dalla nube, la Asl di Lecce rafforza le misure precauzionali sulla filiera agroalimentare. La nuova nota del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (Sian), guidato da Roberto Carlà, riguarda in particolare asili nido, mense scolastiche, strutture socio-assistenziali e ospedali e individua due fasce di intervento. Entro un raggio di due chilometri dall’impianto è sospesa nelle mense la somministrazione degli ortaggi a foglia, come insalate e bietole, e di quelli con la parte commestibile esposta, tra cui broccoli e pomodori, raccolti dopo il rogo. Tra due e tre chilometri non scatta invece il divieto: la Asl raccomanda di preferire prodotti provenienti da altre aree. Nessuna restrizione è prevista per gli ortaggi coltivati in serre chiuse, per i prodotti confezionati e per quelli raccolti prima dell’incendio.
I campionamenti
«Il provvedimento ha uno scopo precauzionale», chiarisce Carlà, direttore del Sian Area Nord e coordinatore dei Sian della Asl Lecce. Ma le verifiche sulla filiera sono destinate ad allargarsi: «A ciò si aggiunge la richiesta inoltrata alla Regione di procedere con campionamenti su olive e uva, olio, vino e ortaggi, a maggiore garanzia». Per il consumo domestico, la Asl precisa che non risultano fenomeni di tossicità acuta, ma raccomanda particolare attenzione nella pulizia dei prodotti provenienti dagli orti della zona. Per le verdure a foglia larga vanno eliminate a secco le foglie esterne prima del lavaggio; patate, meloni, zucche e agrumi devono invece essere accuratamente lavati e spazzolati prima di essere sbucciati o tagliati. Le misure resteranno in vigore fino agli esiti definitivi degli accertamenti ambientali.
Le analisi dell’Arpa
La prudenza sugli alimenti arriva dopo i primi risultati delle analisi sull’aria definiti «confortanti» da Arpa. Un quadro che, tuttavia, aveva fotografato nelle prime ore del rogo un impatto elevato: le concentrazioni di microinquinanti organici rilevate nelle postazioni vicine all’Ecocentro erano risultate significative. Dal 30 agosto al 2 settembre, però, le rilevazioni avevano evidenziato una progressiva e significativa diminuzione. Resta ancora da completare un tassello decisivo: la procedura per individuare le aree di maggiore ricaduta degli inquinanti.
I controlli sui terreni
Sul fronte dei terreni, il Comune di Lequile aveva affidato al laboratorio accreditato LabSel l’analisi di 17 campioni. I risultati avevano indicato concentrazioni di diossine e furani entro i limiti previsti per verde pubblico e aree residenziali. Un dato aveva però richiesto attenzione in via Preti dei Campi, nella zona industriale, a circa 1,7 chilometri dal luogo dell’incendio: i 6,8 ng/kg rilevati rispettavano i parametri per l’uso pubblico, ma superavano la soglia di 6 ng/kg prevista per i terreni agricoli. Il sindaco di Lequile, Vincenzo Carlà, aveva quindi chiesto ad Arpa e Asl di estendere le analisi nelle aree a sud-ovest e a est dell’impianto, oltre alla messa in sicurezza del sito e alla rimozione dei rifiuti combusti. Resta inoltre in vigore l’ordinanza comunale che, nel raggio di un chilometro, vieta vendita e consumo dei prodotti animali e vegetali locali, il pascolo e l’utilizzo del foraggio.
La mappa delle ricadute
Dall’aria ai terreni, fino agli alimenti, il quadro resta dunque quello della precauzione. I primi risultati hanno ridimensionato l’allarme delle ore successive all’incendio, ma gli accertamenti non sono conclusi: resta da stabilire con maggiore precisione dove e in quale misura siano ricaduti gli inquinanti e verificare gli eventuali effetti sulle produzioni agricole.