Russia, sferrato maxi raid vicino Kiev con 598 droni e 31 missili. Premier polacco Tusk: «I prossimi 6 mesi saranno decisivi»

Mentre l'esercito russo perde ogni mese seimila soldati in più di quanti riesca a reclutarne, il premier polacco Donald Tusk avverte che i prossimi sei mesi saranno decisivi e che l'Europa non può escludere in alcun modo una provocazione russa contro un Paese della Nato. Proprio mentre fatica a tenere il fronte, Mosca starebbe preparando scenari per un'offensiva via terra su Kiev e Chernihiv, secondo l'intelligence ucraina: davanti alla propria crisi militare, Putin non sembra scegliere la ritirata ma l'allargamento della guerra. Anche il segretario generale della Nato Mark Rutte, nella valutazione condivisa con Tusk, non esclude una provocazione russa contro uno dei Paesi dell'Alleanza. Intanto continua il martellamento contro le città dell'Ucraina, prendendo di mira soprattutto i civili.

Il raid

Nella notte tra il 27 e il 28 agosto Mosca ha fatto scattare uno dei suoi attacchi più massicci degli ultimi mesi. E ha punti diversi del Paese: 598 droni, tra Shahed ed esche, ma anche 31 missili, compresi due Kinzhal e nove balistici Iskander-M, hanno colpito soprattutto Kiev, danneggiando case, uffici e scuole in più quartieri della capitale. Poche ore dopo è arrivato l'attacco a Myla. Venerdì notte un drone russo ha colpito un deposito di munizioni nel villaggio, nel distretto di Bucha vicino a Kiev: l'esplosione ha causato 37 morti, tra cui quattro bambini, e 42 feriti, e ha raso al suolo o danneggiato almeno 50 edifici residenziali oltre a una struttura per anziani e disabili. Zelensky ha parlato di una «negligenza grave» da parte di chi ha permesso lo stoccaggio di munizioni vicino alle case, ricordando che le norme ucraine lo vietano, e ha annunciato l'apertura di un procedimento penale. Kiev ha proclamato il 30 agosto giornata di lutto nella regione. È uno degli attacchi più letali dell'anno, arrivato al termine di tre giorni consecutivi in cui la capitale è stata colpita quasi senza sosta.

La rappresaglia

L'Ucraina ha risposto colpendo la logistica russa, come aveva già fatto nelle settimane scorse. Droni ucraini hanno preso di mira un magazzino di Ozon, il colosso russo dell'e-commerce, alla periferia di Rostov-on-Don, oltre a depositi delle catene Dns e Chizhik nella stessa regione: sette persone sono rimaste ferite, due delle quali bambini e ricoverate in ospedale insieme a due adulti, e due palazzine del quartiere Proletarskij sono state danneggiate dai detriti; in un altro distretto i vetri delle finestre di diverse abitazioni sono esplose.

Nelle settimane precedenti la stessa campagna aveva già colpito magazzini Ozon a Ufa e Orenburg, negli Urali, e un deposito di Wildberries nella regione di Tambov, oltre alla raffineria di Yaroslavl, uno dei maggiori impianti russi di lavorazione del petrolio, con attacchi segnalati anche su Mosca e la sua regione. Wildberries, il più grande rivenditore online del Paese, è finita sotto sanzioni europee a luglio per il contributo versato alle casse dello Stato russo e per aver venduto sul proprio sito componenti per droni e giubbotti antiproiettile.

La strategia

Il ritmo di arruolamento russo resta alto, circa mille uomini al giorno, ma da mesi non basta più a coprire le perdite subite in guerra. Una nuova mobilitazione forzata resterebbe politicamente rischiosa per il Cremlino: l'ultima, nell'autunno 2022, spinse un milione di russi a lasciare il Paese, e meno della metà è poi tornata. È anche per questo, spiegano funzionari occidentali citati dal Guardian, che Mosca ha scelto di colpire le infrastrutture civili e l'energia ucraina in vista dell'inverno, con oltre 360 missili lanciati dall'inizio di luglio. Il vicecapo dell'ufficio della presidenza ucraina Pavlo Palisa ha rivelato che i vertici militari russi hanno ricevuto dal Cremlino l'incarico di preparare diversi scenari operativi per un'offensiva nell'Ucraina settentrionale, con Kiev e Chernihiv indicate come obiettivi principali. Ha precisato che al momento non risultano nuovi concentramenti di truppe russe nelle due direzioni, ma ha sottolineato che la priorità di Kiev è «impedire che si creino le condizioni perché i russi possano lanciare qualsiasi azione offensiva». L'avvertimento arriva mesi dopo le esercitazioni nucleari congiunte russo-bielorusse di maggio, quando Zelensky aveva già segnalato lo stesso rischio, ipotizzando anche possibili minacce ai Paesi Nato confinanti. A Gomel, nel sud della Bielorussia, sono in costruzione nuove infrastrutture ferroviarie in grado di ricevere treni militari con personale e mezzi pesanti: secondo la comunità dei ferrovieri bielorussi in esilio, i lavori non provano di per sé preparativi offensivi, ma renderebbero possibile rinforzare rapidamente un contingente nella zona in caso di necessità. Proprio ieri Putin ha incontrato nella sua residenza di Valdai il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, arrivato in Russia giovedì per discutere, secondo il Cremlino, «questioni regionali e internazionali urgenti, oltre a temi di sicurezza».

I rischi

L'incontro segue di pochi giorni la visita non annunciata a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, che secondo fonti citate dal Kyiv Post avrebbe chiesto all'Ucraina di sospendere gli attacchi contro la capitale russa: un dettaglio che, letto insieme ai piani per un'offensiva su Kiev e Chernihiv, restituisce l'immagine di una diplomazia sotterranea parallela a quella pubblica. L'allarme di Tusk, arrivato dopo il colloquio con Rutte, non è isolato: anche Londra ha alzato il proprio impegno. Il neopremier britannico Andy Burnham, nella sua prima missione all'estero, ha promesso a Kiev di condividere informazioni finora riservate sui componenti dei missili da crociera Storm Shadow, e porterà la richiesta di più intercettori Patriot al vertice delle Nazioni Unite di settembre.

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