Sale la domanda estera: servizi e offerte di lusso spingono il turismo al Sud. L’analisi Srm presentata a Rimini

Nel turismo italiano che cambia passo, ampliando e diversificando l’offerta con la crescita della componente internazionale, «il Mezzogiorno rafforza il proprio ruolo nel nuovo scenario competitivo». Lo certifica il Rapporto annuale “Turismo, Imprese & Territorio. Tendenze, impatti e dinamiche competitive” presentato da Srm, il Centro studi collegato a Intesa Sanpaolo, ieri a Rimini dov’è iniziato il TTG Travel Experience, uno dei principali appuntamenti nazionali dedicati al settore (lo stand della Campania è stato inaugurato dal Governatore Fico, presenti l’assessore regionale Maraio e il sindaco di Amalfi Milano, delegato regionale Anci). I numeri del Sud, in altre parole, contribuiscono sempre di più alla forte espansione nazionale del turismo registrata nel 2025, con il nostro Paese che rafforza il proprio posizionamento competitivo (535,5 milioni di presenze, il valore più elevato tra i principali concorrenti europei considerati), che vuol dire +14,9% di presenze sostenute dalla domanda internazionale (+18,8%), che rappresenta ormai oltre la metà delle presenze complessive (56,3%).

Competitività, istanze record: l’automotive attrae gli incentivi

Il Mezzogiorno raggiunge 131,1 milioni di presenze e registra la crescita più elevata tra le macroaree italiane (+24,9%). La dinamica in chiave Sud, spiega Massimo Deandreis, direttore di Srm, «è alimentata da entrambe le componenti della domanda, con una forte espansione del mercato internazionale (+36,1%) e un progressivo rafforzamento dei flussi domestici (+17%). La permanenza media, pari a 3,61 notti, è la più alta del Paese, ma restano forti la stagionalità e il peso della domanda interna». La spinta arriva peraltro sia dalle strutture alberghiere, con le presenze aumentate più del dato nazionale (+3,1% contro +1,5%) sia dall’extralberghiero (43,4% delle presenze). Gli alloggi in affitto registrano 31,5 milioni di presenze (+170,4% rispetto al 2024, con un peso sul totale ricettivo del 27,8%) e oltre un milione di posti letto, con incrementi particolarmente intensi in Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania e Puglia».

Gli investimenti

Sono numeri che riflettono anche una tendenza importante agli investimenti da parte delle imprese turistiche e di quelle alberghiere in particolare. Scrive Srm: «Ogni euro investito nei servizi di alloggio attiva valore aggiunto e occupazione ben oltre il perimetro dell’impresa che realizza l’investimento. Nel Mezzogiorno, in particolare, i moltiplicatori risultano ancora più elevati, confermando il ruolo del turismo come leva di crescita e acceleratore occupazionale. Ancora più significativo è il fatto che una quota molto rilevante del valore generato dagli investimenti resta nel territorio in cui la spesa si origina. Questo significa che il turismo, quando è radicato, organizzato e qualificato, non intercetta soltanto domanda esterna, ma la trasforma in sviluppo endogeno”». Con queste premesse e i primi riscontri del 2026, a partire dall’impatto delle pre-regate dell’America’s Cup a Napoli, è pressoché scontato che anche il 2026 si muoverà nella stessa direzione. Srm conferma la previsione («Nel 2026 il turismo continuerà a crescere»), ma avverte che «la competitività dipenderà dalla capacità di adattarsi a una domanda più selettiva, sensibile ai costi e sempre più internazionale». In sostanza, «il quadro previsivo resta positivo ma più selettivo, e comunque meno espansivo rispetto allo scorso anno».

I ricercatori osservano infatti che «l’aumento dei costi di viaggio, l’incertezza economica e geopolitica e una maggiore attenzione delle famiglie alla spesa suggeriscono di non proiettare automaticamente sull’intero anno le dinamiche più favorevoli osservate nella fase recente. Nel Mezzogiorno le presenze salirebbero a circa 115,5 milioni, con un incremento del 2,1%. Il valore aggiunto turistico diretto si attesterebbe intorno ai 30 miliardi di euro e il peso complessivo del settore, includendo gli effetti indiretti e indotti, raggiungerebbe il 12,4% dell’economia meridionale, un’incidenza comunque ancora superiore a quella nazionale». V’è anche un altro dato su cui il Rapporto si sofferma e riguarda il confronto tra 98 Regioni dei principali Paesi europei (Italia, Spagna, Francia e Germania) in termini di competitività, una delle chiavi fondamentali per capre dove si sta andando. Ebbene, «l’Italia presenta la competitività turistica più diffusa tra i principali Paesi europei ma nel Mezzogiorno accanto alle eccellenze emergono anche forti differenze interne». Campania, Sardegna e Puglia superano la media italiana e dell’Ue considerata; Sicilia e Abruzzo si collocano sopra la media delle 98 regioni europee, mentre Calabria, Basilicata e Molise registrano risultati più deboli. «Ma il valore medio dell’area, pari a 98,1, resta inferiore sia alla media nazionale sia a quella del Centro-Nord». Morale: «La sfida non è soltanto ridurre un generico divario Nord-Sud, ma riconoscere la pluralità dei modelli territoriali: destinazioni mature da governare, aree in consolidamento da rafforzare e territori con potenziale ancora inespresso da rendere accessibili e riconoscibili».