Salerno, niente abusi sui bambini dell’asilo: assolti dopo 16 anni

In primo grado erano stati condannati rispettivamente a 9 e 7 anni di reclusione per la pesantissima accusa di violenza sessuale sui bambini della scuola materna. Ieri, i giudici della Corte d’Appello di Salerno hanno ribaltato quella sentenza, assolvendo entrambi i collaboratori scolastici dell’asilo di Coperchia travolto dalla bufera giudiziaria nel lontano 2010, in seguito alla denuncia di una madre.

L’assoluzione di A.A., il collaboratore scolastico assistito dall’avvocato Michele Sarno, e di L.A., difesa dall’avvocato Gerardo Di Filippo, arriva dopo 16 anni di calvario giudiziario per i due imputati, che avevano sempre professato la loro innocenza. Erano gli unici due condannati nell’ambito di un’inchiesta che, sgonfiatasi man mano e partita con l’iscrizione sul registro degli indagati di 11 persone tra bidelli, docenti e personale amministrativo, ha avuto una prima seria svolta lo scorso aprile quando, all’esito del processo di primo grado che vedeva imputate solo 6 delle iniziali 11 persone, furono assolti due addetti alle pulizie, un impiegato amministrativo e una maestra del plesso di Coperchia.

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Il nuovo processo

Il processo d’Appello era stato preceduto dall’impugnazione della sentenza di primo grado da parte delle difese. Nell’atto, gli avvocati Michele Sarno e Gerardo Di Filippo contestavano in particolare la valutazione delle dichiarazioni rese dai minori, richiamando le numerose audizioni alle quali erano stati sottoposti prima dell’incidente probatorio e i possibili condizionamenti esterni. Sottolineata anche l’assenza, secondo la difesa, di riscontri oggettivi a sostegno delle accuse, dalle immagini delle telecamere alle intercettazioni e alle perquisizioni. Da qui la richiesta di assoluzione accolta ieri dalla Corte d’Appello. Finisce così, come una grossa bolla di sapone, una delle inchieste più inquietanti che abbia attraversato il Salernitano, capace di travolgere per anni un’intera comunità scolastica e di lasciare dietro di sé un lungo strascico giudiziario. Dopo l’arresto nel maggio 2010 di Antonio A., bidello della materna, scarcerato però dopo soli 19 giorni dal Riesame, nel 2015 arrivarono le prime archiviazioni firmate dal Gip del tribunale di Salerno, Elisabetta Boccassini. L’anno dopo, il rinvio a giudizio firmato dal gup Donatella Mancini: a processo finirono i 2 bidelli della materna, i 2 addetti alle pulizie, l’impiegato amministrativo e un’insegnante. Tutti, ad esclusione della maestra, erano accusati di violenza sessuale di gruppo e di pedopornografia per aver costretto i bambini, della tenerissima età, a subire violenze che, secondo l’accusa, erano state raccontate dai piccoli nel corso dell’incidente probatorio, quando i minori ricostruirono quello che gli inquirenti ritenevano essere l’inferno degli abusi. Secondo l’accusa, bocciata dalla sentenza d’Appello, le violenze sessuali si sarebbero consumate nella stanza dei giochi o nel bagno, dove i piccoli sarebbero stati sottoposti ad abusi sessuali anali e orali. Diversa la posizione della maestra, accusata di avere omesso il controllo sugli allievi a lei affidati, accompagnandoli in altre aule e lasciandoli senza vigilanza, permettendo così il consumarsi delle violenze ai loro danni.