Sanità, il piano di Pentassuglia: «Liste d’attesa, pronto soccorso e assunzioni. A settembre in Puglia cambia tutto»

La prima fase del piano straordinario sulle liste d’attesa ha dato risultati superiori alle previsioni, ma per Donato Pentassuglia il lavoro è appena cominciato. L’assessore alla Sanità della Regione Puglia guarda già a settembre: fabbisogni delle Asl, verifica degli organici, Cup unico e un nuovo intervento sulla rete dell’emergenza-urgenza. Sullo sfondo resta il nodo delle risorse, con l’incertezza sul riparto del Fondo sanitario nazionale e l’aumento dei costi.

Assessore Pentassuglia, la prima fase del piano sulle liste d’attesa ha dato numeri migliori delle previsioni. La strategia sta funzionando?

«I numeri vanno sempre studiati e spacchettati. Abbiamo fatto tesoro della prima fase, con un lavoro puntuale di recall. Tutto è perfettibile e la situazione può essere ancora migliorata. Ho trovato una disponibilità oltre le mie aspettative da parte di medici, specialisti e personale. Dal confronto sono emersi altri aspetti da approfondire. La seconda fase partirà con una responsabilità diversa da parte di tutti».

Che cosa significa concretamente?

«Una prescrizione deve essere registrata, i Cup non possono mandare indietro le persone e nessuno può avere le agende chiuse. Poi c’è la responsabilità dei medici: un’urgente, una breve o una differibile devono essere prescritte e registrate nei termini di legge. Ma va responsabilizzato anche il cittadino, se una prestazione urgente va fatta entro tre giorni, non puoi richiederla dopo venti giorni o un mese. Ognuno deve fare la propria parte».

Le sedute aggiuntive continueranno?

«Non sono state tolte né eliminate. Costano molto più di un’assunzione, ma vengono garantite. Vogliamo però distinguere quelle utilizzate per colmare la carenza di un turno di un medico da quelle destinate all’abbattimento delle liste d’attesa. Dobbiamo codificare e spiegare come spendiamo le risorse. Da settembre lavoreremo così»

E si apre anche il capitolo dei pronto soccorso?

«Sì. Le liste d’attesa sono soltanto un tema del mare magnum della sanità. Entro il 15 settembre le aziende prepareranno i piani di fabbisogno e dal 15 al 30 lavoreremo a un provvedimento sull’accesso ai pronto soccorso e sulla rete dell’emergenza-urgenza».

Con quali interventi?

«Dobbiamo lavorare molto di più con il fast track. Dopo il triage e le consulenze, il paziente potrà essere dimesso direttamente dal reparto senza tornare in quell’imbuto che è il pronto soccorso. Vogliamo aiutare i medici a lavorare e gestire meglio i pazienti. Ma dobbiamo anche educare i cittadini all’utilizzo dei servizi: il numero delle persone che arrivano in pronto soccorso pur non avendone necessità resta molto alto».

Possono aiutare le Case di comunità?

«Devono stare dentro questo percorso e dobbiamo riempirle di contenuti e servizi. I codici minori potranno essere gestiti diversamente, ma serve un lavoro condiviso. Non è l’assessore, il presidente o un medico da solo a risolvere i problemi di un sistema così complesso. Dobbiamo indirizzare le persone verso i servizi capaci di dare la risposta necessaria: non possiamo avere tutto dappertutto».

Quale risultato la soddisferebbe alla fine dell’anno?

«La soddisfazione dei cittadini e la possibilità per gli operatori di lavorare più tranquillamente. Ci sono medici che fanno turni e orari massacranti. Dobbiamo recuperare capitale umano, pugliese e anche da fuori. Ma non abbiamo ancora certezza sul riparto del Fondo sanitario nazionale e sull’impatto dell’aumento dei costi. Bisogna capire quale sarà l’effetto complessivo sulla gestione del 2026».

Quindi il nodo delle risorse resta centrale.

«Abbiamo fatto delibere sugli ausili e sui farmaci, stiamo provando a reggere l’urto. Ma abbiamo bisogno di certezza sulle risorse e di una corresponsabilizzazione dell’intero sistema e di tutti i livelli istituzionali. Il rimpallo delle responsabilità non mi è mai piaciuto: ognuno deve fare la propria parte e aiutare l’altro a fare bene».

I sindacati chiedono nuove assunzioni. Ci sono margini?

«Entro il 15 settembre le Asl devono preparare i piani di fabbisogno. Entro il 30 valuteremo le piante organiche effettive e soprattutto il personale realmente a disposizione nelle diverse qualifiche. Abbiamo anche punte di inidoneità alle mansioni che arrivano al 50 per cento e questo impatta pesantemente sull’organizzazione».

Che cosa significa inidoneità alle mansioni?

«Ci sono medici, infermieri e altri lavoratori con riduzioni della capacità lavorativa, dispense dal lavoro notturno o altre limitazioni funzionali che incidono sulla gestione quotidiana. Stiamo censendo e monitorando tutto: voglio mettere a nudo questi numeri perché il confronto deve partire da dati ufficiali».

A che punto è il Cup unico?

«Stiamo andando avanti con la provincia di Bari come sperimentazione. È importante mettere a punto il sistema nella provincia più grande, con una forte presenza di pubblico e privato accreditato, per poi estenderlo a tutta la Puglia».

Che cosa cambierà per i cittadini?

«Avranno più opportunità e chiarezza nell’accesso ai servizi. Sarà utile soprattutto nei territori di confine tra le province. Oggi al Cup vedono soltanto il territorio della propria provincia. Il nuovo sistema potrà offrire risposte più veloci e diversificate. Dobbiamo anche uniformare i dati: oggi quelli del Cup, delle farmacie e di Puglia Salute a volte non collimano».

Sulle nomine dei direttori generali le opposizioni vi accusano di aver spostato gli stessi nomi da un’azienda all’altra.

«C’è chi è in vacanza e ha il tempo di polemizzare sul nulla. Io sono stato al fianco degli operatori e in giro, in silenzio. Sulle nomine c’è una prerogativa del presidente rispetto a un elenco dal quale bisogna attingere. Ma la politica deve dare un indirizzo chiaro e inequivoco, i direttori devono svolgere la loro funzione nell’autonomia gestionale, mentre indirizzo e controllo sono in capo alla politica. Dobbiamo parlare chiaro ai cittadini».

È anche una risposta alle polemiche sul disavanzo sanitario?

«Io sto facendo verità sui numeri e sui dati, non sto nascondendo nulla. La sanità attraversa una fase delicata e complicata e non riguarda soltanto la Puglia. Serve collaborazione tra Regione, Governo e tutti i livelli istituzionali. Qui parliamo della salute dei cittadini. E continuiamo troppo spesso a parlare soltanto di ospedali, quando abbiamo fortemente bisogno anche di prevenzione».

Che cosa si aspetta entro fine anno?

«Con i direttori ci sentiamo ogni giovedì e stiamo facendo un lavoro molto pressante e delicato. Mi auguro che entro fine anno possiamo arrivare nelle condizioni di guardare al 2027-2028, al triennio della gestione. Questo è un anno di transizione: prima devi conoscere dove sei, dove vuoi andare e che cosa devi fare. Poi puoi muoverti».