«Prima di parlare di programmazione, in un territorio delicato come quello montano, bisogna viverci e lavorarci. Il direttore generale dell'Ulss 1 provi a vivere a Colle Santa Lucia o a Danta di Cadore. Poi, solo poi, possiamo discutere di tutto». Non è una bocciatura senza se e senza ma, né una levata di scudi, quella dell'Associazione per la tutela della salute del cittadino e la salvaguardia degli ospedali di Pieve di Cadore e Agordo. Semmai, è una richiesta di attenzione. Ma forte e chiara. È la risposta alla nuova strategia annunciata dall'Ulss 1 Dolomiti. E va da sé che nasconde un timore, neanche troppo velato: quello di veder attuati tagli sugli ospedali periferici, Agordo e Pieve di Cadore, che servono territori complessi. «Alla nostra provincia è stato tolto anche troppo» dicono dall'Associazione. «Quindi ci auguriamo davvero che non arrivi l'ennesimo taglio. La montagna deve avere gli stessi diritti e lo stesso accesso alla salute della pianura».
LA STRATEGIA
Ma cos'ha annunciato l'Ulss 1? Il direttore generale Achille Di Falco l'ha definito un «momento operativo spartiacque». Vale a dire la nuova direzione strategica, che punta a evitare doppioni e sviluppare le competenze specifiche che ognuno dei quattro ospedali della provincia ha in sé. Queste le parole del dg, pronunciate lunedì in conferenza stampa: «Le varie realtà ospedaliere hanno bisogno di collaborare e non devono esserci fratelli gemelli, cioè reparti che offrono gli stessi servizi. Non dobbiamo avere paura, peraltro, se puntiamo a non replicare modelli, perché siamo convinti che la montagna dà la possibilità di sperimentarne di nuovi. E, pur consapevoli delle criticità, crediamo che si possa invertire la narrazione di una montagna con pochi servizi». Come si svilupperà la riorganizzazione, lo si saprà dal prossimo mese in avanti. Ma le prospettive sono già tracciate: «Se scopriamo che alcune attività le sappiamo fare molto bene da una parte, in accordo con i professionisti cercheremo di trovare le modalità perché vengano sviluppate lì; è inutile replicarle identiche da un'altra parte» ha detto, sempre lunedì, Di Falco.
LA RISPOSTA
La riorganizzazione, come detto, partirà solo a settembre. Ma la prospettiva spaventa le “terre alte”. «A questo punto, speriamo che non vengano tolti ulteriori servizi: la montagna ha dato abbastanza» dicono dall'Associazione per la tutela della salute del cittadino. E il presidente, Guido Trento, non usa troppi giri di parole: «Prima di parlare di programmazione o di riorganizzazione, il direttore generale dovrebbe vivere qui. Ma non due settimane d'estate: 3-4 anni. Dovrebbe provare almeno un inverno in Comelico, o in Alto Agordino. Allora capirebbe cosa vuol dire avere il pensiero di non stare male in un territorio difficile, altrimenti c'è il rischio di non farcela ad arrivare in ospedale».

LE BATTAGLIE
L'Associazione da sempre chiede in particolare i servizi salva-vita e la salvaguardia delle emergenze-urgenze. Tanto che in occasione delle ultime elezioni regionali aveva scritto a tutti i candidati governatori del Veneto un documento con la richiesta di assumere una posizione chiara su due punti ritenuti fondamentali per garantire la sicurezza sanitaria delle comunità dolomitiche. Il primo riguardava il ripristino dell’emergenza-urgenza negli ospedali di Pieve di Cadore e Agordo, con la richiesta di tornare ad avere chirurgia e cardiologia h24, sia in presenza sia in reperibilità, un servizio ritenuto “indispensabile” per un territorio complesso, soprattutto d'inverno. Il secondo punto riguardava il potenziamento della psichiatria all’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre, un tema che l’Associazione riteneva e ritiene urgente. «Esiste ancora l'assioma per cui tutti i cittadini sono uguali in tema di salute? - si chiedono dall'Associazione -. Se la risposta è sì, allora non si tolgano servizi ai cittadini della montagna».