Siamo spettatori perfino delle nostre esperienze

"Siamo talmente assuefatti dalle cose superficiali da aver perso la capacità di confrontarci con ciò che è davvero reale", dice lei soffiando il vapore della sigaretta elettronica verso l’alto. L'odore artificiale di mango si mescola al cloro. Smette di fissare le ragazze a bordo piscina, impegnate da oltre mezz'ora in uno shooting fotografico, e torna alla sua rivista. Lui annuisce mentre controlla i like sul suo ultimo post: una foto del portacenere/portagioie/svuotatasche del laboratorio di ceramica. Ancora non ha deciso cosa sarà. Il colore vivido è reso più drammatico dall’iper saturazione in post-produzione.

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Completa il tutto la citazione da Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. “Porta sulla ruvida superficie tracce impercettibili del pollice che l'ha modellata”. Scritto così senza riferimenti, troppi dettagli fanno tanto copia incolla da aforismi.it. L’ha scritta a memoria ma è anche vero che ci ha fatto la tesi di dottorato su quel libro. E comunque non è mica come citare Bukowski.

Il bagnino fischia. Un bambino è entrato nella piscina degli adulti. Protesta. Si passa una mano sopra la testa, come a indicare che è alto. Segue un doppio fischio, un gesto inequivocabile con la mano. Il padre si alza dal lettino e il bambino esce dall’acqua stringendo i pugni.

"Come il cibo", risponde dopo aver chiuso Instagram. "Una volta mangiavamo, ora facciamo 'esperienze culinarie'. Ieri ho pagato trentacinque euro un piatto che era praticamente vuoto ma aveva le foglie di shiso ricoperte di glassa dorata. Guarda” le dice mentre con il pollice blocca la foto nelle storie di Instagram.

Dietro si intravede il famoso chef-artista in voga negli ultimi tempi. Hai baffi lunghi e folti che vanno oltre il labbro all’ingiù e occhiali spessi blu con le lenti graduali. Per il suo nuovo ristorante a Milano sulla Martesana ha ricreato un ambiente marino utilizzando reti, resti di barche e altro materiale recuperato grazie a un appello sui social. All’entrata c’è l’opera di un’artista franco-coreana. Ciottoli di plastica impigliati in una rete. Rappresentano la natura che assorbe l'inquinamento, il mare che modella le pietre come la spazzatura, spiega il cameriere ogni volta che intercetta uno sguardo sull’opera.

Dal bordo vasca, una ragazza si tuffa. Il costume intero rosso spicca facendola sembrare un’equorea creatura. Si ferma a osservare le bolle in superficie. Ha sempre adorato quell’effetto frizzante intorno al corpo.

"Guarda quella ragazza", dice lei, indicandola. "Mentre è sott'acqua credi che stia pensando a come appare? O credi che sia totalmente presente, completamente assorbita dall'esperienza?".