«Con la scomparsa di Torre Mattarelle, abbiamo perso definitivamente un simbolo identitario che sarà difficile raccontare dopo di noi». È il commento dell’architetto Roberta Lopalco in merito al crollo dell’antica torre la cui costruzione sulla costa cominciò nel 1567 per terminare due anni dopo. Era l’ultima superstite del sistema difensivo di quel tratto di litorale a sud di Brindisi e la sua sparizione è stata testimoniata pochi giorni fa dal fotografo Raffaele Capone con un video realizzato con il drone e pubblicato sulla pagina Facebook “Il Falco della Puglia”.
L'idea
«Con il fenomeno dell’erosione della costa, perdiamo l’ambiente, il paesaggio ma anche risorse identitarie come Torre Mattarelle - prosegue l’architetto Lopalco -. La nostra storia viene banalizzata con brand e marketing territoriale, ma la difesa e valorizzazione del litorale non vanno intese solo a beneficio del turismo, ma anche della comunità che si riconosce in questo patrimonio. L’identità dei territori è sempre più smarrita, queste perdite rendono più difficile creare il legame tra la comunità e il luogo in cui abita». Per questo l’architetto suggerisce di prendere in considerazione l’ipotesi di utilizzare le tecnologie di oggi e i linguaggi artistici innovativi per preservare la memoria di ciò che è andato perduto per sempre. Senza andare molto lontano, a Manfredonia, nel Parco Archeologico di Siponto è stata ricostruita la basilica paleocristiana con una maestosa scultura in rete metallica a cura dell’artista Edoardo Tresoldi. I visitatori possono camminarci dentro avendo la percezione chiara di quella che poteva essere l’architettura con sue le dimensioni e l’impatto emotivo. «La costa va intesa in maniera organica come habitat che tiene insieme natura, paesaggio, storia e identità - spiega l’architetto - di pari passo dovrebbero andare la sua difesa e i piani di gestione. Non si può intervenire solo dove ci sono aree protette mentre un luogo considerato meno eccezionale viene abbondato, il litorale è un unicum e ogni sua componente va vista in un insieme più ampio».
La cartellonistica
Torre Mattarelle si trovava in area demaniale e ai margini del Parco regionale Saline di Punta della Contessa, ma non era interessata da progetti di conservazione. Il bene era prospicente il costone roccioso che è crollato sotto le sue fondamenta. Nel 1978 Vittorio Faglia, ingegnere e architetto, aveva fotografato e descritto Torre Mattarelle nella sua interezza, per il censimento delle torri costiere nella provincia di Terra d’Otranto promosso dall’Istituto Italiano dei Castelli. Sono bastati poco meno di 50 anni per cancellare del tutto ciò che la storia ci aveva lasciato dalla metà del ‘500, cinque secoli fa. Sui pannelli informativi presenti in loco, dove oggi non c’è più traccia della torre, si legge “Intorno agli anni ’80, Torre Mattarelle subì un crollo devastante, quando il morbido terreno sottostante franò per via dell’erosione del mare che man mano farà precipitare ciò che rimane di quella che un tempo era una splendida costruzione”. Il cartello bilingue che riporta gli stemmi del Comune di Brindisi e della Regione Puglia, testimonia quindi il primo crollo significativo e prende atto delle conseguenze inevitabili.
L'allerta
Il 21 gennaio 2024 sulle pagine del nostro giornale avevamo lanciato l’allarme, fotografando lo spicchio di torre che resisteva inascoltato. «Il patrimonio che non abbiamo ancora perso va salvaguardato - continua l’architetto Roberta Lopalco -. Le torri potrebbero diventare luoghi di conoscenza, non ne farei un ennesimo infopoint, ma uno spazio che attraverso la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale può mostrare alle nuove generazioni la storia della propria terra». Resta però l’amara constatazione che Torre Mattarelle ci ha difeso dalle incursioni nemiche ma noi non abbiamo saputo difenderla.