Chiunque abbia frequentato i centri storici delle grandi città europee si sarà sicuramente accorto di un dettaglio che stona con la storia di quei luoghi. Un dettaglio che all'apparenza potrebbe sfuggire all'occhio dei turisti meno attenti ma che appare chiaro ai residenti: i nuovi negozi di souvenir sembrano sempre uguali fra loro e i proprietari molto spesso non solo non provengono da quella città, ma sovente risultano addirittura essere stranieri.
È una questione che ha destato non poche preoccupazioni ai cittadini e agli altri esercenti dei centri storici. Un timore che non è mancato neanche nei cuori dei commercianti campani che, soprattutto ultimamente, hanno provato ad alzare la voce per lanciare un appello e chiedere garanzie sulla questione.
San Gregorio Armeno, la rivolta dei pastorai: «No ai negozi stranieri»
La risposta è arrivata con una proposta di legge presentata dal centrodestra della Regione Campania. Il capo dell'opposizione in Consiglio regionale, Gennaro Sangiuliano (Edl), insieme ai capigruppo Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane e Sebastiano Odierna hanno presentato un disegno di legge contenente «Misure per la tutela dell'identità dei centri storici e delle tradizioni dell'artigianato e del commercio locale».
La proposta
Si tratta di un testo che agli articoli 4 e 5 fa espresso riferimento al divieto di vendita di calamite e di kebab. «I centri storici dei comuni della Campania - denuncia l'esponente meloniano - sono stati violentati dall'apertura numericamente spropositata e oscura da orrendi negozi che vendono calamite e kebab. Si tratta di attività che offendono le nostre identità e le tradizioni dell'artigianato e del commercio locale frutto di esperienze secolari. La proposta di legge regionale che abbiamo presentato oggi mira a impedire l'apertura di tali esercizi nei centri storici della Campania».
Il provvedimento è stato illustrato alla presenza dei consiglieri Roberto Celano, Lea Romano, Susy Panico e Mimi Minella. «L'identità e il patrimonio storico sono anche e soprattutto nei luoghi, nelle citta, nei borghi e nei centri storici, negli edifici e nelle piazze, le pietre parlano e raccontano la storia di una comunità - viene sottolineano nella proposta di legge - In questo senso, la tutela dei centri storici della nostra regione costituisce la salvaguardia di un bene comune cui è legata la nostra radice collettiva, la memoria delle comunità». Una tutela che «si concretizza spesso nella salvaguardia del contesto storico di una strada, di una piazza, di un centro, di edifici caratterizzanti, nel coordinamento dei piani colore».
Gli esponenti del centrodestra ricordano che la salvaguardia dei centri storici «affonda le radici nell'art. 9 della Costituzione, nel Codice dei beni culturali e soprattutto nellazione dei comuni che dovrebbero disciplinare gli ambiti con i piani urbanistici comunali e i vincoli paesaggistici mirati (D.L9S. 42/2004), che dovrebbero regolare l'apertura di nuove attività commerciali. Il centro storico è un bene paesaggistico a valenza culturale, dove convergono una pluralità di interessi meritevoli di tutela, la giurisprudenza è giunta a definire la categoria dei beni culturali urbanistici».
«Questa proposta di legge mira alla tutela dei centri storici, piccoli e grandi, della Regione Campania da attività decontestualizzate dalla tradizione storica, culturale ed enogastronomica, sostanziando cosi anche la difesa del decoro collettivo», si legge all'interno della relazione.