Strage del bus di Mestre, 20 milioni di risarcimento alle famiglie delle vittime. Attesa per le richieste di patteggiamento dei sette imputati

​MESTRE Sono più di cento i familiari che, a distanza di tre anni dalla “strage del bus di Mestre”, hanno già ottenuto un risarcimento per la morte di un loro caro o per le conseguenze delle ferite che hanno riportato quella sera. In totale, si parla di oltre 20 milioni di euro sborsati da Allianz, la compagnia assicurativa del mezzo precipitato dal cavalcavia Superiore il 3 ottobre 2023. La partita economica, però, può dirsi tutt’altro che chiusa, dato che ora Allianz è pronta a chiedere al Comune di Venezia la restituzione delle somme anticipate. Un nuovo “fronte di guerra” che si apre dunque proprio mentre la vicenda giudiziaria è ormai giunta a un punto decisivo e nel frattempo che, nel luogo della tragedia, sono appena stati avviati nuovi cantieri.

RISARCIMENTI

Per ogni somma versata, Allianz ha inviato al Comune una richiesta di rivalsa. Ca’ Farsetti, al momento, non ha rimborsato nulla, e ha anche fatto sapere di non aver creato un fondo specifico per la strage, ma di avere rafforzato negli anni le risorse destinate a rischi e contenziosi (si parla di 40 milioni di euro soltanto per il triennio 2026-2028). L’assessore al Bilancio Michele Zuin, però, ha anche assicurato che, qualora venissero riconosciute responsabilità all’ente, Ca’ Farsetti non si tirerà indietro e farà la propria parte, che non dovrebbe avere ripercussioni sulla tenuta dei conti comunali.

L’ITER GIUDIZIARIO

Il punto centrale del “post-strage” resta proprio quello delle responsabilità: un nodo che, però, potrebbe essere sciolto tra soli cinque giorni. Mercoledì 7 ottobre, infatti, la giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo dovrà pronunciarsi sulle richieste di patteggiamento dei sette imputati, tutti funzionari o dirigenti comunali, accusati a vario titolo di omicidio stradale plurimo. Gli accordi con i pubblici ministeri Laura Cameli e Giorgio Gava (che prevedono pene inferiori ai due anni) erano stati raggiunti già alla fine del 2025, ma l’iter era rimasto fermo dopo l’insediamento della nuova procuratrice Alessandra Dolci, la quale aveva voluto riesaminare il fascicolo. A giugno è arrivato il via libera della Procura e, ora, spetta al giudice decidere se accogliere gli accordi. In quel caso non si aprirebbe un dibattimento pubblico sulla strage. Tra i sette imputati spuntano i nomi del direttore dell’area Lavori pubblici e mobilità Simone Agrondi, del responsabile del Servizio manutenzione della viabilità di terraferma Alberto Cesaro, del dirigente del settore Mobilità di terraferma Roberto Di Bussolo, del responsabile del servizio Ponti e viadotti e responsabile unico del progetto di adeguamento del cavalcavia Guido Stagno Andriolo. Con loro, il progettista e responsabile unico e direttore dei lavori di diversi cantieri di terraferma Diego Costantini, il dirigente della Mobilità di terraferma fino al 2019 Franco Fiorin e il responsabile del servizio Manutenzione viabilità della terraferma fino al 2019 Fabio Pascon.

L’inchiesta, infatti, si è concentrata soprattutto sulle condizioni delle barriere del cavalcavia e, in particolare, sulla mancata chiusura del varco attraverso il quale il bus precipitò. Gli investigatori hanno ricostruito a ritroso la gestione e la manutenzione della struttura fino al limite della prescrizione, contestando il mancato adeguamento delle protezioni alle norme ma, dal capo d’imputazione, è invece scomparso il riferimento alla possibile rottura di un componente dello sterzo del mezzo.

I CANTIERI

Nel frattempo, quel nodo stradale in cui tutto ha avuto inizio è stato trasformato. In tre anni, sul sistema di cavalcavia che collega Mestre a Marghera si sono susseguiti lavori e investimenti per milioni di euro. Sul cavalcavia Superiore un primo lotto da 4,2 milioni ha riguardato le barriere di sicurezza, il nuovo asfalto e i giunti. Altri 3,8 milioni sono stati destinati al rafforzamento statico e antisismico della struttura, con nuovi dispositivi di sicurezza e la demolizione di un fabbricato vicino alla fermata “Libertà Commercio”. Altri 5,4 milioni sono stati stanziati per il cavalcavia Discendente, dove gli interventi riguardano struttura, guardrail, barriere antirumore, giunti e illuminazione. A questi si aggiungono i lavori sul cavalcaferrovia verso Corso del Popolo, per circa 700mila euro: nuove barriere, sistemazione dello smaltimento dell’acqua, asfalto e giunti. Ma non è ancora finita. Lo scorso 25 agosto si è aperto un nuovo maxi cantiere sul cavalcavia Superiore, tra il cavalcaferrovia di Corso del Popolo e il collegamento con via Fratelli Bandiera e la tangenziale. I lavori di adeguamento della struttura sono divisi in sei fasi e, secondo il programma, dureranno 462 giorni, arrivando a chiudersi soltanto tra più di un anno.