Straniero a chi? In città sono 15mila. Molti ci sono nati. Crescita del 5% annuo

Ancona, 4 ottobre 2026 – Si fa presto a chiamarli stranieri. Ad Ancona sono 15mila circa, dati Istat a fine 2024, dunque circa il 15% della popolazione residente, decisamente di più del 10% circa rilevato dal Dossier Immigrazione, centro studi e ricerche Idos, relativo a tutta la provincia. In città oltre tremila arrivano dal Bangladesh, il primo Paese per numero di residenti, poi c’è la Romania, oltre duemila, poi Albania e Perù, oltre mille, a seguire nell’ordine Filippine, Tunisia, Ucraina, Pakistan, Nigeria, Marocco, Cina, Senegal, Ghana e Moldova. Questi i principali Paesi rappresentati. Ancona si trova nella parte più alta della media nazionale, in fatto di stranieri e immigrazione, se si considera che la stessa fonte Istat di fine 2024 pone Ancona al 444° posto su 7895 comuni per incidenza percentuale di stranieri sul totale della popolazione.

Un numero di stranieri aumentato in modo considerevole se si guarda alla fotografia di Ancona vent’anni fa, quando i dati parlavano di circa 6mila stranieri nel comune su quasi 102mila residenti, il 6% contro il 15% di oggi, con una crescita media ogni anno di circa il 5% in questo periodo. È una fotografia, appunto, un numero che dice tanto ma che non racconta la storia di tutta questa gente arrivata negli anni ad Ancona. Chi se ne va dal proprio Paese di origine lo fa generalmente per cercare una vita migliore. Le ragioni dei flussi migratori verso l’Italia sono quelle di chi parte o fugge per andare in un Paese più accogliente, dove trovare lavoro, dove costruirsi un futuro, o solo – si fa per dire – per scappare dalla guerra.

I bengalesi, per esempio, arrivano ad Ancona soprattutto per lavorare nei cantieri navali, dove svolgono i lavori più duri, dalla coibentazione alla verniciatura, alla pulizia degli scafi. Dal Perù, invece, il dato nazionale parla di una migrazione legata al lavoro domestico e di assistenza alle famiglie. In questo tipo di lavoro l’84,4% dei peruviani sono donne, e la seconda ragione di ingresso è il ricongiungimento familiare. Per chi arriva da Ucraina, Moldova e Filippine la ragione principale è la ricerca di un lavoro di cura delle persone o delle famiglie, a cui per gli ucraini si è aggiunta la fuga dalla guerra. Quanto alla comunità cinese la migrazione è dovuta perlopiù alla ricerca di lavoro autonomo e d’impresa: ristoranti e megastore ma anche lavori di manifattura ne sono un esempio. Il fatto curioso, però, è che l’immigrazione dalla Cina nell’ultimo decennio è in controtendenza, i cinesi di Ancona oggi (dati di un anno fa) sono circa il 23% in meno rispetto a dieci anni fa: -23%, un calo peraltro confermato da quello generale del Paese italia.

Paesi diversi, abitudini e religioni differenti, culture distinte e lontane che si incrociano sulle tante strade che portano in direzione del lavoro e della sopravvivenza, oppure dello studio, se si considera un altro dato interessante, cioè che il 38% degli studenti delle Marche è straniero (fonte centro studi e ricerche Idos) e che ad Ancona, all’Università Politecnica delle Marche, il 12% degli iscritti proviene dall’estero. Cioè con un titolo di studio estero, cosa che non necessariamente coincide con la cittadinanza straniera. Così ad Ancona capita di incontrare per strada una giovane studentessa bengalese di vent’anni: "Sono arrivata un anno e mezzo fa, mi ha chiamato mio padre che lavora da Fincantieri da circa sette anni. Sto imparando l’italiano al Cpia (Centro provinciale per l’istruzione degli adulti). Qui ad Ancona sto benissimo. Ma non fatemi la foto, per favore. Sono musulmana, non posso comparire sul giornale".