Bloccati dagli agenti di una Volante di pattuglia. Sono stati subito fermati e identificati i due minorenni che settimana scorsa hanno massacrato di botte un ragazzino fuori da una scuola. Il provveditore: “Voglio incontrarlo insieme ai suoi genitori”

Un'immagine del video del pestaggio

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google
Lecco – Sono più grandi di lui, ma sono anche loro minorenni. Sono stati subito fermati e identificati i due bulli che settimana scorsa hanno massacrato di botte un ragazzino di quindici anni fuori da una scuola a Lecco. Li hanno bloccati i poliziotti di una Volante di pattuglia. Gli agenti sono intervenuti prima che la situazione degenerasse ulteriormente. Senza di loro non si sa come sarebbe andata a finire, perché nessuno in quel momento ha aiutato lo studente delle superiori, anzi qualcuno ha riso e incitato a picchiarlo ancora di più. Oltre che una denuncia penale, i due giovani violenti rischiano altri provvedimenti ancora al vaglio del questore di Lecco Stefania Marrazzo, come ammonimenti o la messa al bando dalla città o da alcune zone.
L’aggressione
Il brutale pestaggio è stato filmato da alcuni testimoni, sempre adolescenti, che, poi lo hanno postato in rete ed è stato rilanciato da alcuni esponenti della galassia dell’estrema destra, nonostante il coinvolgimento di minorenni. I video sono stati già acquisti dagli investigatori: potrebbero essere utili sia per inchiodare alle loro responsabilità i due ragazzi, sia per rintracciare eventuali altri complici, oltre che per chiarire i contorni dell’assalto, che potrebbe essere stato organizzato proprio a beneficio di telecamere, anzi di smartphone e social: non un episodio casuale quindi, ma un pestaggio organizzato. Intanto il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Adamo Castelnuovo, cioè il provveditore, esprime “profonda preoccupazione per il grave episodio di violenza avvenuto davanti a un istituto scolastico cittadino” e manifesta “solidarietà allo studente e alla sua famiglia”.
Il provveditore
Il provveditore si spinge oltre. Desidera infatti poter incontrare quanto prima di persona il ragazzo “vittima innocente di una inaccettabile sopraffazione” e anche i suoi genitori, per testimoniare che non si tratta di parole di circostanza. Assicura inoltre il “continuo impegno in sinergia con la prefettura, la questura e tutte le forze dell’ordine nella promozione di un clima di rispetto, convivenza civile e sicurezza negli istituti scolastici del lecchese, attraverso azioni di promozione della legalità”. Lo fa a titolo di dirigente scolastico provinciale, ma anche a nome di tutti coloro che lavorano con diversi incarichi e mansioni nel mondo della scuola lecchese. “La scuola – sottolinea - è e deve rimanere un presidio di educazione alla cittadinanza attiva, in coerenza con i principi sanciti dalla costituzione”.
© Riproduzione riservata