“Sul giubbotto di Yara c’erano test positivi al liquido seminale mai valorizzati”: la difesa di Bossetti chiede di ripetere gli esami

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La trasmissione Le Iene questa sera anticiperà quanto l’avvocato Claudio Salvagni sosterrà in aula nell’incidente di esecuzione del prossimo 5 ottobre al Tribunale di Bergamo. Nel materiale visionato per la prima volta c’erano delle foto che ritraggono l'esito di cinque test rapidi antigeni-anticorpo

Yara Gambirasio

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Bergamo, 24 settembre 2026 – Sul giubbotto di Yara Gambirasio erano presenti test positivi al liquido seminale mai valorizzati. Lo sostiene l'avvocato Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, che sta scontando l'ergastolo per l'omicidio della 13enne scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta il 26 febbraio 2011.

L’anticipazione tv

Ne parleranno Le Iene, in onda questa sera su Italia 1, che anticipano quanto l’avvocato sosterrà in aula nell'incidente di esecuzione del prossimo 5 ottobre al Tribunale di Bergamo. Nel servizio di Luigi Pelazza, a firma di Riccardo Festinese, l'avvocato Salvagni e il genetista forense Marzio Capra rivelano i dettagli del materiale d'indagine visionato per la prima volta dalla difesa nel febbraio 2025, in seguito all'accesso ai reperti accordato dai giudici.

NOHEADLINE

Massimo Bossetti

Le foto mai mostrate prima

Tra questi alcune foto ad alta definizione mai mostrate prima ritraggono l'esito di cinque test rapidi antigeni-anticorpo effettuati all'epoca su diverse porzioni del giubbotto e della felpa indossati da Yara. Le immagini mostrerebbero una positività al liquido seminale maschile che, secondo la consulenza della difesa, sarebbe stata ingiustamente classificata nelle relazioni ufficiali come "esito negativo".

"Qualsiasi scienziato forense avesse ottenuto questo risultato avrebbe dovuto catalogarlo come positivo o comunque da approfondire - spiega il genetista Marzio Capra -. Invece nella relazione c'è scritto che ci sono campioni con esito negativo. Secondo noi anche il test sulla felpa dà un riscontro positivo: un tipo di positività debole del tutto coerente con un reperto rimasto per tre mesi all'aperto, esposto a pioggia, gelo e intemperie. Al contrario, in altri test è stata attribuita una positività certa o debole dove si vede chiaramente che non c'è".

"Per noi è fondamentale ripetere ed approfondire questi test: oggi disponiamo di strumenti tecnologici più precisi e sensibili rispetto al passato, capaci di dare risposte a domande che all'epoca nessuno si è posto", conclude Capra. 

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