«Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi», sostiene Cesare Pavese. E sono tantissimi gli attimi racchiusi nello scrigno dei ricordi di Mario Faticoni custodito nel sito www.mariofaticoni.com, on line da pochi giorni.
È un archivio molto prezioso privato e collettivo. Riguarda l’attore, regista e giornalista nato a Verona nel 1937, sardo d’adozione, ma anche tutta la comunità dell’Isola con la quale Faticoni ha intrecciato, nel corso della sua avventura in palcoscenico, un dialogo assai proficuo. Nel sito ci sono cinquant'anni di storia del teatro, del giornalismo e della cultura in Sardegna. Un'opera monumentale creata da un privato cittadino al servizio della collettività.
Mario Faticoni ha fatto tutto da solo sostituendosi di fatto alle istituzioni pubbliche, salvando dall’oblio attimi che anche le giovani generazioni ora possono conoscere: storie, aneddoti, tasselli fondamentali legati alle molteplici vocazioni e passioni di uno dei padri del teatro contemporaneo in Sardegna.
È un viaggio alla scoperta o riscoperta del fondatore, capace di creare da zero compagnie, come il Crogiuolo, e spazi fisici storici, come il Teatro dell'Arco a Cagliari, dell’attore, in grado di «accarezzare - come diceva Nabokov - il dettaglio, il divino dettaglio», e del regista, guida coraggiosa dietro le quinte, specializzato in testi dal forte impatto politico e sociale.
C’è il senso di un percorso esaltante, sin dai primi passi con il Centro universitario teatrale e poi con il Teatro di Sardegna, compiuto con spirito fiero e combattivo.
«Il teatro - ha detto di recente Mario Faticoni in un’intervista a unionesarda.it - è sempre stato per me un’esigenza vitale. Con il teatro sono rinato dopo un’infanzia e un’adolescenza nella ‘fatal Verona’ in cui ho molto sofferto per la lontananza da mia madre. Avvertivo un senso di abbandono e solitudine. ‘Fai le smorfie’, mi diceva mia nonna e io ridevo e facevo il pagliaccio con le rudimentali capacità istrioniche di un bambino. Il palcoscenico mi ha aiutato a superare quel trauma».
«Il sito internet - sottolinea l’attrice e regista Rita Atzeri ora alla guida del Crogiuolo - è un vero e proprio "testamento digitale" dedicato alle generazioni future. Si tratta di una miniera d'oro culturale che merita di essere studiata, protetta e diffusa da tutti i media».
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