Tifoso ridotto in fin di vita dagli ultras, intervista a Maurizio Improta: «Violenza inaudita in crescita ovunque»

Presidente Improta, lei da diversi anni è alla guida dell’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive del Viminale: c’è una deriva violenta che coinvolge anche le tifoserie della serie minori?

«Ormai da anni registriamo lo spostamento di quello che è la ricerca del “campo di battaglia”. Anche a Pozzuoli gli scontri sono avvenuti durante la movimentazione delle tifoserie che è divenuta una costante degli incidenti e degli atti di violenza inaudita e senza giustificazione. La partecipazione di decine di persone all’aggressione ai supporters del Portici dà la sensazione che la rabbia prevaricatoria non abbia nulla a che vedere con la sconfitta della Puteolana. Il Viminale, per ogni evento sportivo, mobilita migliaia di forze dell’ordine. Dalla morte di Ciro Esposito a quella di Raffaele Marianelli ci rendiamo conto che non sono gli stadi i luoghi dove scoppiano le violenze».

I protocolli di sicurezza vanno estesi anche alle gare delle serie inferiori?

«Non è semplice, anche perché non tutti gli impianti sono attrezzati come quelli della serie A. Ma in ogni caso gli stadi anche nelle serie inferiori e in tutti gli sport sono presidiati, controllati, vigilati dalle forze dell’ordine. Infatti lì non succede nulla. Ma registriamo episodi di violenza ovunque: a Milano, in cinquanta ultra incappucciati hanno tentato di picchiare i tifosi di Bolzano al palaghiaccio, per una partita di Hockey».

Cosa bisogna fare per evitare che ogni partita e non solo di calcio, diventi una sfida per l’ordine pubblico?

«Gli aumenti dei divieti, come abbiamo scritto nel nostro rapporto triennale, ha mostrato numeri positivi: c’è stata una riduzione del 50 per cento dei feriti tra le forze dell’ordine e il quasi azzeramento degli atti vandalici sui treni o negli autogrill. Poi c’è una violenza inaudita in crescita ovunque. Quello che manca, in generale, è la mancanza di una presa di distanza decisa da parte di molte componenti che gravitano intorno al mondo dello sport nei confronti dei sostenitori violenti, di quelli che magari costringono le squadre a chiedere scusa sotto le curve dopo una sconfitta. Le società devono prendere le distanze da questi episodi e non tutte riescono a farlo».

Cosa la colpisce dell’episodio di Pozzuoli?

«La quantità di persone che hanno preso parte alla guerriglia. Che poiché è avvenuta in strada, nel pomeriggio, ha probabilmente messo in pericolo anche tante altre persone, bambini, famiglie, che passavano di lì».

Puteolana-Portici poteva giocarsi senza tifosi ospiti?

«Non c’erano i motivi per il divieto perché non era tra le partite considerate a rischio. Non c’erano elementi tali da portare alla chiusura del settore ospiti perché non c’era traccia di rivalità, né in settimana ci sono state minacce o intimidazioni sui social o su altri mezzi».