Trema il sistema sanitario privato: "Accreditamento, le nuove regole mettono a rischio la nostra rete"

Maurizio Natali, presidente della sezione sanità di Confindustria Macerata e Fermo, lancia l’allarme

Maurizio Natali, presidente della sezione sanità di Confindustria Macerata e Fermo, lancia l’allarme

"In oltre trent’anni, in provincia di Macerata e Fermo, ma in generale in tutte le Marche, è stata creata nel sistema socio sanitario una rete di strutture private accreditate che ha positivamente integrato il servizio pubblico, garantendo la copertura di certe prestazioni anche nelle aree più disagiate. Sto parlando di cliniche, centri di riabilitazione, Rsa, poliambulatori, laboratori di analisi, diverse decine per ogni provincia, gestite anche da enti religiosi e no profit. Ora tutto questo rischia di andare perduto". Maurizio Natali, presidente della sezione sanità di Confindustria Macerata e Fermo, lancia l’allarme sul rischio connesso alle nuove regole per l’accreditamento, specificando che si tratta di strutture private, ma che svolgono un servizio pubblico.

Da dove nasce il problema? "La legge 118 del 2022 ha trasformato l’accreditamento da procedimento amministrativo a domanda in un meccanismo comparativo, demandando alle regioni il compito di definire in concreto i criteri di selezione. Il fatto è che queste norme, mai entrate a regime, sono state sospese con la legge 193 del 2024, rinviando alla conferenza Stato – Regioni la revisione della materia entro il 31 dicembre 2026".

Che cosa è accaduto poi? "Lasciando da parte altri provvedimenti, con la legge 50 dello scorso 20 aprile, sono stati introdotti, sulla base di una procedura ad evidenza pubblica, cinque criteri premiali che dovranno orientare la futura selezione: capillarità e volumi, investimenti tecnologici, rapporto personale/assistiti, capacità di abbattere le liste d’attesa, un criterio dedicato alle strutture organizzative. Tutto questo ha destabilizzato gli operatori, che avevano orientato i propri investimenti in base alla citata legge 118 del 2022. E, poi, c’è da sottolineare che non tutto il settore è uguale".

Che cosa intende dire? "Per le strutture per acuti gli indicatori di esito clinico – mortalità, complicanze, appropriatezza - sono chiari e confrontabili e, quindi, è più semplice costruire criteri comparativi. Per le Rsa, i centri di riabilitazione e i laboratori analisi gli esiti sono molto più difficili da misurare, visto che più che dai volumi produttivi dipendono dalla relazione e dalla continuità della presenza sul territorio. Insomma, il riferimento su cui basare la valutazione non può essere solo quello economico – finanziario, poiché in questo modo questa rete di strutture rischia di finire nelle mani di grandi gruppi finanziari, indipendentemente dal servizio che rendono al cittadino. Le conseguenze sarebbero gravissime, poiché in ballo c’è l’assistenza di anziani, persone fragili, pazienti cronici e famiglie che vivono nei paesi dell’entroterra. La sentenza 195/2024 della Corte Costituzionale ha ribadito che la tutela della salute non può essere subordinata solo a logiche di bilancio o di efficienza economica".

Di tutto questo si è parlato di recente in un convegno a Roma… "Sì. La proposta più interessante è stata quella di Monsignor Vincenzo Paglia: introdurre un criterio di prossimità territoriale come principio regolatore. In pratica, sospendere nuovi accreditamenti nelle aree sovrastrutturate e orientare le risorse dove il servizio manca davvero. E’ quello che chiediamo anche noi per le Marche, dove la fascia costiera e le aree interne hanno esigenze molto diverse. Chiedo al presidente della Regione, Francesco Acquaroli che, nell’ambito del tavolo nazionale chiamato a rivedere la disciplina dell’accreditamento, si faccia portavoce delle esigenze del territorio".

Sono a rischio solo le piccole realtà o anche i grandi gruppi italiani? "Le piccole realtà sono le più a rischio, ma anche gruppi imprenditoriali italiani di dimensione consolidata rischiano di trovarsi schiacciati dalla forza finanziaria di operatori internazionali, attratti dal solo valore del mercato sanitario italiano. Solo criteri equilibrati, costruiti sulla qualità e non sulla sola taglia economica, possono evitare che la concorrenza diventi il detonatore di una desertificazione sanitaria che le Marche non possono permettersi".