Intesa politica in Ue sul rinnovo delle sanzioni individuali alla Russia. Dopo una lunga trattativa i 27 sembrano aver trovato un compromesso. Alisher Usmanov e Mikhail Fridman sono fuori dalla nuova lista nera (su richiesta di Francia e Lussemburgo).
Una volta conclusa la procedura scritta il consiglio Ue approverà il rinnovo del regime di sanzioni a tutela dell'integrità territoriale dell'Ucraina, per 36 mesi, fino al 22 settembre 2029 (al contrario di quanto è stato fatto sinora, ovvero ogni sei mesi).
Usmanov e Fridman fuori alla black list
Gelida la presa di posizione di Kiev: «La decisione di rimuovere Usmanov e Fridman nell'elenco delle persone soggette a sanzioni è vergognosa e ingiustificabile.
Mosca sta festeggiando perché ha ottenuto ciò che voleva: un senso di impunità, l'umiliazione dell'Ue e la divisione tra gli europei», scrive su X il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. «Ma c'è ancora un modo per rovinare i festeggiamenti a Mosca: esorto tutti gli Stati membri dell'Ue ad annunciare subito che imporranno le proprie sanzioni nazionali nei confronti di questi due individui». La Lettonia intanto si è astenuta nella votazione.
Il percorso e lo stand-by
Per giungere alla decisione non tutto è filato liscio. Il rinnovo delle sanzioni a Mosca si è per giorni incagliato, per la prima volta dal 2022. La scadenza legale per estendere le misure restrittive a persone fisiche e giuridiche (ormai quasi 2700) era fissata per il 15 settembre. Ogni sei mesi, quasi un rito, il Consiglio Ue proroga le sanzioni ed è stato così persino con l'Ungheria guidata da Viktor Orban. Ma Bratislava, che ha ereditato il ruolo di pecora nera da Budapest, da tempo chiedeva l'esclusione dalla lista di due oligarchi russi, Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. A sorpresa nei giorni scorsi si era inserita però anche la Francia nel sostenere la rimozione di Usmanov, creando lo scompiglio al Coreper.
Chi è Alisher Usmanov
Nato a Tashkent, quando l'Uzbekistan era parte dell'Unione Sovietica, Usmanov ha poi fatto fortuna in Russia, diventando tra gli oligarchi più ricchi con partecipazioni in aziende chiave come Metalloinvest, Mail.ru, Megaphone e la holding USM. Una fitta rete - a tratti anche globale, dati gli investimenti nelle tech Usa come Facebook, Twitter e Apple, da tempo chiusi con profitti miliardari - che lo ha posto al centro del capitalismo di corte al Cremlino.
Usmanov, che è musulmano e imparentato con l'attuale presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev, ha però negato di essere un «oligarca vicino allo zar», così come lo ha bollato l'Unione Europea dopo l'invasione dell'Ucraina nel 2022, quando lo ha aggiunto nella lista nera dell'Ue. Parigi potrebbe averlo usato come pedina di scambio per la liberazione di Martin Ryan, uomo d'affari francese che è stato incarcerato con l'accusa di spionaggio in Azerbaigian: via Usmanov dalle sanzioni - così come chiedono anche Baku e Ankara - fuori Ryan dalla galera.
© RIPRODUZIONE RISERVATA