«Il mio mestiere non è fotografare. Il mio mestiere è vedere». In questa confessione si condensa l’esistenza artistica di Mimmo Jodice, maestro della camera oscura, scomparso il 27 ottobre 2025. Lo spirito visivo dell’autore è il cuore del nuovo numero della rivista «Quaderni di fotografia», curata da Riccardo Marone e Angela Madesani, in uscita in questi giorni e interamente dedicato al fotografo a un anno dalla morte; il titolo è «Mimmo Jodice, un ricordo» e contiene alcuni scatti inediti.
Un ricordo vivo che parte dalla dedica alla moglie Angela, scomparsa poco dopo. La pubblicazione si offre come una porta aperta sulla memoria di un uomo che ha saputo scardinare le regole convenzionali della tecnica per dare corpo alle proprie idee: «Ha rotto gli schemi. Per lui la fotografia è un mezzo per definire le sue idee. Siamo in un ambito concettuale anche quando si occupa di sociale» scrive Madesani nel testo di apertura. Sfogliando le pagine, ci si ritrova immersi nel percorso visivo scandito dalle fotografie provenienti dalla collezione privata della famiglia Marone. Le immagini rappresentano una sintesi del cammino formale del maestro campano: lo sguardo si muove a partire dai primi ritratti, capaci di scorrere nell'anima dei soggetti, per poi giungere alle composizioni a carattere artistico che vedono come interprete Gianni Pisani. Ma è soprattutto nel tessuto sociale e antropologico che la fotografia di Jodice si fa pensiero. Il volume documenta i riti e le tradizioni della sua terra d'origine, come la festa dei Gigli di Nola, per poi spingersi fino alle ferite della sua Napoli. In un'immagine del 1973, catturata durante i giorni del colera, una madre e i suoi figli si specchiano dentro una pozzanghera: un’istantanea di miseria e dignità.
Poco più avanti, uno scatto del 1978 conduce nel silenzio dell’ipogeo di San Pietro ad Aram. Qui Jodice lavora con le ombre, orchestrando un uso della luce che esalta il mistero e la sacralità del luogo. Il viaggio prosegue attraverso gli scatti realizzati tra gli anni ‘80 e il 1999, toccando i temi della sua produzione matura: le visioni della classicità e del mito, l’abbraccio del Mediterraneo, i labirinti urbani della città invisibile, le architetture dell’Albergo dei Poveri, fino a giungere ai profili dei monumenti di Petra.
A impreziosire la rivista un nucleo di fotografie totalmente inedite dedicate al castello Macchiaroli di Teggiano, in provincia di Salerno, realizzate su richiesta dell’editore Gaetano Macchiaroli prima dei restauri.
Nelle pagine della rivista trova spazio l'intervista curata da Angela Madesani, in cui Jodice rievoca l'incontro con Andy Warhol e altri grandi dell’arte del ‘900: «Una mattina viene in studio Joseph Beuys per vedere i miei lavori e si appassiona ad alcune fotografie realizzate a Gibellina. Di lì a breve mi sono ritrovato con lui in Sicilia, nella città abbandonata. Una sinergia che è poi diventata un libro».