
di Francesco G. GIOFFREDI
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mercoledì 7 ottobre 2026, 13:20 - Ultimo aggiornamento: 13:26
La grande giostra si è messa in moto, la musica è a ritmo sempre più incalzante. E lo spartito, almeno nei due principali partiti, è grosso modo lo stesso. Sguardo a destra: «Candidature alle Politiche? Decide Giorgia». Virata a sinistra: «I nomi in lista? Sceglierà Elly». All’orizzonte il possibile voto anticipato in primavera, complice l’approvazione definitiva domani della nuova legge elettorale. Le due leader, Meloni e Schlein, mostrano i muscoli innanzitutto all’interno di partiti e coalizioni: la sintesi estrema è questa, annusando l'aria e poggiando l'orecchio a terra, ed è una sintesi ammessa da un po' tutti, tra arrendevolezza e sottile paura. Insomma: qualsiasi ipotesi su listini e listoni, posti blindati e rincalzi costretti a inseguire le preferenze, ecco, ora serve a poco. Perché il “grande schema delle candidature” di FdI e Pd, se esiste, è solo nella testa di Giorgia ed Elly. Con le dovute sfumature e i soliti distinguo: nei democratici verrà tutto bilanciato dal solito gioco di pesi e contrappesi tra correnti, aree, “protettorati” regionali, schleiniani fino al midollo e sostenitori più tiepidi della segretaria, e in Puglia innanzitutto Antonio Decaro giocherà un ruolo (di peso) nell’incastro delle candidature; e anche in Fratelli d'Italia, soprattutto in Puglia, nella scelta dei candidati sarà applicato il filtro degli equilibri interni, di là il corpaccione identitario fedele alla “fiamma”, di qua i moderati vicini a Raffaele Fitto, ma tutti – fino a prova contraria – meloniani di ferro.
La nuova legge elettorale
Sono le ore febbrili della nuova legge elettorale: per la Puglia quattro collegi alla Camera e uno al Senato, capilista bloccati e tre voti di preferenza (con alternanza di genere) scegliendo da listini a sei nomi, premio di maggioranza che scatta per la coalizione al 42%, e in questo caso la quota aggiuntiva di deputati e senatori viene pescata da un ulteriore listino comunque composto dai candidati nei collegi.
Tradotto, sondaggi alla mano: solo FdI e Pd riusciranno a far eleggere, oltre ai capilista, anche parlamentari premiati dalle preferenze, il Movimento cinque stelle può sperarci a macchia di leopardo, tutti gli altri partiti rischiano di garantire il seggio solo ai front runner bloccati dei collegi.
Il caso Pd e le scelte
La Puglia, come spesso accade, è un caso da cerchiare in rosso. Il Pd, tanto per cominciare. La prima strettoia saranno le primarie di centrosinistra, presumibilmente tra gennaio e febbraio. Schlein ha lanciato segnali inequivocabili, trancianti a Giuseppe Conte: va bene il vecchio refrain («testardamente unitari»), tuttavia «siamo generosi, non ingenui», «uno non vale uno» e insomma la leadership del campo largo spetterebbe al primo partito. Cioè al Pd. In ogni caso, nessuna preclusione alle primarie, anzi: i dem faranno massa critica sulla segretaria, strada perciò sbarrata a qualsiasi candidatura pd alternativa e di complemento, così ha decretato la Direzione del partito con buona pace dell’area riformista (e scettica). Sembra ormai azzoppata, per ora, l’opzione del federatore del centrosinistra, cioè un terzo nome rispetto a Schlein e Conte da incoronare per direttissima. Svolgendo allora per intero il filo, in ottica pugliese, la conclusione è una: Decaro non entrerà in partita, almeno direttamente. Il governatore è da tempo tra le carte coperte del campo largo, a metà tra alternativa a Schlein e federatore gradito a tutti, Conte compreso. Ora, cosa farà? Proverà senz’altro ad accompagnare e sostenere una pattuglia di fedelissimi in Parlamento, non necessariamente soltanto in Puglia, anche perché non si sa mai, la fiammella delle future ambizioni decariane resta sempre viva e il domani è imprevedibile. Ma nel ragionamento si torna, appunto, alla casella del “via”: «Le candidature? Ci pensa Elly». Magari anche con qualche sorpresa a sparigliare gli equilibri. E dunque: che spazio e agibilità avrà Decaro nella definizione delle liste dem? È la domanda grande così che comincia a serpeggiare in Puglia. Di certo, il governatore non resterà a guardare. In Regione, e solo in chiave Pd, sono almeno tre gli assessori e consiglieri che potrebbero puntare al salto verso Roma: Raffaele Piemontese e Loredana Capone, forse anche Donato Pentassuglia, ma potrebbero sbucare altri pretendenti. A quale porta busseranno? Presumibilmente a quella della segretaria, ma il pressing anche su Decaro è già cominciato. E le primarie saranno l’occasione, peraltro, per misurarsi sui territori: tra parlamentari uscenti e aspiranti candidati, tutti proveranno a portare in dote a Schlein flussi di consenso per accumulare punti fedeltà in vista delle candidature. Soprattutto in una regione come la Puglia, uno dei serbatoi di voti dei cinque stelle, e perciò dello sfidante Conte. E Decaro? Sosterrà senz’altro Schlein alle consultazioni di coalizione, resterà da misurare intensità e modalità dell’impegno. Intanto, sottotraccia cercherà di costruire la strategia per piazzare qualche candidato “sicuro” alle Politiche. Col dilemma Michele Emiliano: capolista, quasi sicuramente, ma in quota a chi? È un altro filone da seguire.
Le mosse di Meloni sui candidati
Stesse, o quasi, vibrazioni in FdI. «Faranno tutto a Roma...», conferma un deputato. Sabato s’è riunito il coordinamento regionale, convocato dal sottosegretario Marcello Gemmato. Il voto non è tema in agenda, ma i passi preliminari sì: stringere i bulloni della linea politica, il faro sui temi, il confronto con i territori. Sono segnali di buona volontà lanciati anche al quartier generale nazionale. Meloni, nel soppesare le candidature, farà molta attenzione: vuol alzare l’asticella della classe dirigente, premiare certo la fedeltà, ma anche competenze e radicamento sui territori (tradotto: contano i voti). Via perciò i rami secchi, conferme caso per caso, e scouting per premiare volti freschi. La stessa premier, così come Arianna Meloni, potrebbe sfruttare il meccanismo della pluricandidatura (fino a cinque caselle da capolista) e correre in Puglia. Un messaggio di prossimità alla “sua” Puglia. Ma anche una scossa e un avviso ai naviganti.
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